L’articolo collega gli scacchi alle idee egizie di ordine, giudizio e disciplina. Partendo dal senet, antico gioco associato all’aldilà, spiega come il concetto di ordine simbolico si sia radicato nella cultura egizia. Il senet, giocato su un tabellone a 30 caselle, rappresentava un viaggio verso l’aldilà, dove la virtù e la saggezza determinavano il destino. Successivamente, il gioco shatranj, originario dell’Iran e diffuso in Egitto islamico, ha introdotto nuove regole e simbolismi, come il re che non si muove mai. Il tabellone degli scacchi è diventato un metro per valutare strategia, etica e limiti umani. Gli autori evitano affermazioni di continuità diretta, sottolineando la mancanza di prove certe. L’immagine di una pittura nella tomba di Nefertari mostra un gioco simile al senet, collegando passato e presente. Il dibattito si concentra su come il gioco abbia plasmato pensieri filosofici, non solo tecnici. Per i giocatori moderni, il collegamento suggerisce che ogni mossa riflette una visione del mondo, come gli egizi vedevano il senet come un’eco del dopo-vita. La discussione non è conclusiva, ma apre una prospettiva inedita per chi guarda gli scacchi come un’arte e non solo come un’attività.