Nel commento alla parte 5 della serie, i lettori hanno segnalato che il gioco non era un "match di maestri" come indicato sulla pagina Guinness, poiché Arsović aveva un rating iniziale di 2200 (che oggi corrisponderebbe a circa 1400), mentre Nikolić aveva un rating solo 15 punti più alto. Ora, nella parte 7, l’autore analizza gli altri candidati al titolo di partita più lunga in termini di mosse, in competizione con il match Gorkov-Golubenko.
La discussione riguarda l’ambiguità del termine "master game" e la sua applicabilità a partite storiche. I lettori hanno sottolineato come i rating degli anni '60 non si confrontino direttamente con quelli attuali, rendendo obsoleti alcuni criteri. L’autore, però, non si ferma qui. Esamina altre partite candidate, spesso trascurate, che potrebbero eguagliare o superare il record di 269 mosse. Tra queste, alcuni esempi emergono: un incontro del 1948 tra due giocatori non famosi, e un match del 1952 che ha visto un’alternanza di errori e rimedi in modo straordinario.
Il dibattito non è solo tecnico. Riguarda come la storia del chess riconosca il valore delle partite non solo per la loro lunghezza, ma anche per l’impatto culturale. La domanda rimane: chi decide cosa è "vero" in un gioco che non ha confini?